mercoledì 6 maggio 2009

Vi invito fin d'ora...

Terra di Russia e acqua del Don
a imperitura memoria di una tragedia corale

Inaugurazione del monumento nazionale Nikolajewka, dedicato ai caduti di tutte le patrie nella campagna di Russia (1941-1943)
A Soave, il 24 maggio 2009

Un monumento unico in Italia inaugurato dai rappresentanti di cinque nazioni: Italia, Germania, Romania, Russia, Ungheria



28 aprile 2009, Soave. Sventoleranno le bandiere di cinque nazioni sul ricordo di Nikolajewka. A Soave, il 24 maggio prossimo, i rappresentanti delle cinque nazioni coinvolte sul fronte russo nella seconda guerra mondiale – Italia, Romania, Russia, Germania e Ungheria – parteciperanno alla cerimonia di inaugurazione del monumento nazionale dedicato ai caduti di tutte le patrie nella campagna di Russia (1941-1943).

L’appuntamento è per le 9.30 in via Foscolo, a Soave. Dopo l’alzabandiera, la mattinata proseguirà con la benedizione del monumento, i saluti delle autorità e delle delegazioni estere, e la commemorazione a cura del Generale C.A. Luigi Federici.
Porterà la sua testimonianza Giobatta Danda, medaglia d’argento a Nikolajewka, mentre madrina della giornata sarà Imelda Reginato, moglie del medico Enrico Reginato, che fu fatto prigioniero durante la ritirata e tornò a casa dieci anni dopo la fine della guerra, nel 1955.
I presidenti di Unirr e Ana accederanno la Fiamma della riconoscenza delle associazioni e delle organizzazioni combattentistiche e d’arma.

«Il monumento – spiega Gastone Savio, past-president del Rotary club Verona-Soave – è un riconoscimento non solo ai caduti italiani, che si sono sacrificati per la patria, ma anche ai caduti russi, tedeschi, ungheresi e romeni. Tutti stretti nella tragedia corale della Campagna di Russia (1941-1943). Vuole essere anche un messaggio di pacificazione della nazioni, che – memori delle crudeli vicende connesse agli eventi bellici dell’epoca – intendono vivere in uno spirito di fratellanza e di umana solidarietà. È un ricordo, infine, di un drammatico capitolo di storia, che costò la vita di oltre migliaia di soldati e che è ricordato relativamente».

«La scelta di Soave come luogo per erigere il monumento non è stata casuale – spiega il sindaco della cittadina Lino Gambaretto –: nel 1942, da qui partì per la Russia un contingente di alpini che, rapportato a quelli provenienti da altre località a reclutamento alpino, risultò in percentuale il più elevato. Pochissimi di loro fecero ritorno a “baita”. L’idea, perciò, è stata accolta con entusiasmo e il Comune ha messo a disposizione il terreno sul quale edificare il complesso monumentale e un congruo contributo».

L’iniziativa è stata accolta favorevolmente anche dalle associazioni combattentistiche (Unirr, Ana, Unuci, Assoarma, Anupsa, Combattenti e reduci) e dalle province di Verona e Mantova. La Regione Veneto, inoltre, ha contribuito con un finanziamento di 33mila euro per l’esecuzione dell’opera (che ha richiesto 70mila euro). I club del distretto Rotary 2060 sono intervenuti sostenendo l’onere di gran parte delle opere murarie e del gruppo statuario. Il progetto esecutivo, infine, sia delle opere sia del gruppo bronzeo sono opera del colonnello e ingegnere Gaetano De Nicolò, che ha prestato la sua opera gratuitamente.

L’idea di erigere il monumento è nata tre anni fa, in occasione di un’affollata commemorazione della battaglia di Nikolajewka a corte Sveva, a Soave. Il Rotary club Verona-Soave avanzò allora la proposta di erigere il monumento a tutti i caduti della campagna di Russia.
La posa della prima pietra è avvenuta nel giugno scorso: una manciata di terra di Nikolajewka è stata mescolata a quella italiana, con acqua del Don. Il tutto è stato coperto ora dal monumentale complesso, la cui parte centrale misura sei metri di lunghezza e quasi cinque di altezza. Su una base ottagonale è stato collocato un gruppo bronzeo, composto da un uomo che ne sostiene un altro. Alle loro spalle un arco, a ricordare il sottopasso ferroviario di Nikolajewka, ricostruito con forme a materiali analoghi a quello originario. Era il passaggio obbligato lungo la strada che riportava in Patria. Costituì il fulcro della battaglia. All’uscita moltissimi soldati trovarono la morte colpiti dall’intenso fuoco nemico, che li attendeva “al varco”. Il prezzo pagato fu enorme.