Sempre ho l’impressione sia un must della mia generazione rinnegare ciò che è stato o semplicemente non dare peso.
E’ quasi un nostro compito, altrimenti non saremmo degni della definizione "giovani generazioni".
Va di moda il moderno, il nuovo, lo sfavillante e un mucchietto di pietre rosse, accatastate l’una sull’altra, non ha nulla che possa catalizzare l’attenzione.
Non è attraente ne appetibile.
Ma questa volta, per una volta, mi fermo davanti ad un Monumento ad ascoltare la sua storia.
Non e’ vero che le pietre non parlano.
Sanno raccontare molte cose, se si tende l’orecchio.
Hanno il potere di portarci ai nastri di partenza, in un nuovo inizio, più sereno, dopo aver messo a posto i tasselli del Passato.
Parlo in prima persona con l’intento di assumermi la responsabilità e con essa il dovere che abbiamo di conoscere quello che accadde e agire perché, in un vortice di idealismo che mi appartiene, non si avveri più.
Nikolajewka è uno stralcio di Storia quasi dimenticato.
A fine Gennaio, ogni anno, mi appare come un ricordo triste, relegato ai ranghi militari, ex combattenti, reduci, qualche amico, riuniti a commemorare una vicenda che meriterebbe di più, molto di più.
Necessiterebbe di un abbraccio corale per i molti soldati rimasti là, nel sottopasso di mattoni di un villaggio sperduto tra i fiumi Don e Donez.
Un ossimoro grammaticale la definisce come "tragica vittoria".
L’unica per noi Italiani e al contempo un’immane tragedia, l’ennesima in terra russa.
Noi che viviamo di immagini, abbiamo bisogno di vedere affinché un episodio resti impresso, ci vuole qualcuno che ci racconti.
Ed è così che alcuni uomini e donne di grande sensibilità hanno percepito il desiderio di chi non conosce ma vorrebbe sapere e hanno provveduto a consegnarci un angolo di Storia, una finestra da spalancare sul Passato.
Sessantasei anni fa a Nikolajewka si alzò un grido lacerante, un’unica, drammatica preghiera a Dio perché guardasse in giù e segnasse una via d’uscita, la strada di casa dove poter tornare a testimoniare le brutture di una guerra.
Ecco, se tendo l’orecchio, il grido lo posso sentire ancora e sempre così sarà per chi passerà di qui, da oggi in poi.
In questo giardino in terra soavese, oggi 24 Maggio 2009 nasce il Monumento a Nikolajewka, dedicato ai Caduti di tutte le Patrie.
Ma chi si è preso l’onere di tenere vivo un pezzetto della nostra Storia, su questo prato verdeggiante è andato ben oltre, formulando un pensiero destinato a volare alto, per coloro che sapranno coglierlo: non ci saranno vincitori ne vinti.
Niente di più nuovo, niente di più sfavillante.
Non ho bisogno di altro.
Quello che volevo mi fosse mostrato è un progetto divenuto realtà, è un ottagono che racchiude morte e rinascita, la caduta e l’abbraccio di un fratello a sostenere chi non ce la fa.
Niente di più moderno…
Io che sono nuova davanti alla Storia, verrò innanzi a questo Monumento quando mi servirà di ricordare cosa possono fare gli uomini coraggiosi.
Gli uomini tenaci e di buona volontà, quelli liberi.


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